INNOVATORE

Natale Capellaro


Natale Capellaro aveva le qualità necessarie per gestire invenzioni e innovazioni tra cui la capacità di pensare in termini non convenzionali, la dedizione, quasi maniacale, alla materializzazione delle sue idee, e il coraggio di muoversi al di fuori dei processi e delle gerarchie aziendali. Adriano Olivetti, tra la fine degli anni 40 e i primi anni 50, avviò una politica di sviluppo dell'innovazione attraverso l'istituzione di centri progetto, piccoli, autonomi, in concorrenza fra loro. In quegli anni l'azienda aveva avuto un buon sviluppo anche a livello internazionale come produttore di macchine da scrivere, ma era debole nel campo del calcolo, dove il mercato era dominato da produttori americani che facevano macchine assai complesse e sofisticate. In uno di questi uffici-progetto, dove erano in corso sviluppi per una nuova famiglia di calcolatrici scriventi, lavorava un operaio, Natale Capellaro, addetto al montaggio dei prototipi; proveniva dalla produzione, dove aveva manifestato una particolare inclinazione a ideare soluzioni ingegnose. Un giorno Adriano Olivetti, in visita all'ufficio, notò l'assenza di Capellaro e ne chiese ragione al responsabile. La risposta, alquanto imbarazzata, fu che erano state scoperte alcune irregolarità (si parlava di sottrazioni di pezzi dagli uffici) per cui l'operaio Capellaro era stato allontanato.
Adriano, stupito, chiamò Capellaro il quale ammise sì, di costruire in laboratorio parti e gruppi e di portarseli a casa, ma questo succedeva perché egli non condivideva l'impostazione del responsabile dell'ufficio progetti e comunque stava realizzando una macchina innovativa che si riprometteva di presentare quanto prima alla Olivetti. Adriano esaminò il progetto, ne capì il valore competitivo e assegnò a Capellaro due disegnatori e un ufficio.
Nel giro di pochi mesi il progetto della prima Divisumma era pronto. Da questa prima macchina nacque la calcolatrice automatica scrivente Divisumma 24, che fu la vera causa dello straordinario successo e dell'espansione mondiale della Olivetti negli anni '50.

"L'onore che mi viene conferito con la concessione della laurea ad honorem in ingegneria, è tale da riempirmi di soddisfazione e di orgoglio. Esso è certamente il più alto che io abbia ricevuto nel corso di una attività quarantacinquennale, iniziata all'età di 14 anni come apprendista nelle officine della Società Olivetti.
Se io rievoco oggi la mia carriera davanti a voi è perché in un certo senso la considero esemplare e certamente singolare. Questa singolarità della mia sorte che mi ha portato a diventare, da semplice operaio, Direttore Generale, senz'altri titoli se non la mia inclinazione per la meccanica, deriva in gran parte dalla singolarità dell'ambiente in cui mi sono trovato ad operare.
Se io, nel campo della progettazione di macchine meccanografiche, ho qualche merito, che oggi l'Università di Bari ha inteso riconoscere solennemente, molti meriti ha anche la Società Olivetti: gli uomini che la dirigevano all'epoca del mio esordio e quelli che la dirigono oggi. Essi hanno permesso che le mie qualità trovassero le condizioni più favorevoli al loro sviluppo. Non è un caso troppo comune, giacché le qualità di un progettista, qualità intuitive, creative, hanno bisogno per fiorire, come quelle dell'artista, di un clima di libertà e di fiducia.
Se io ho dato già quand'ero un semplice operaio (e lo sono stato per vent'anni) la dimostrazione di possedere doti particolari, non meno sicura e pronta è stata l'intuizione di coloro – primo fra tutti l'indimenticabile Adriano Olivetti – che misero a mia disposizione i mezzi strumentali e morali necessari alle mie ricerche e alle mie esperienze."
Natale Capellaro


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